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La cittą franca PDF Stampa E-mail

Francavilla di Sicilia fu un centro molto difficile ad espugnarsi, per le frequenti battaglie che si succedevano nelle immediate vicinanze. Alcuni scrittori sostengono che Francavilla sia stata edificata dai Franchi ai tempi di Carlo Magno, altri affermano invece che sia sorta nell’epoca Moresca, altri ancora dopo la venuta di Conte Ruggero in Sicilia. Secondo l’opinione di parecchi autorevoli storici, sembra che la città sia stata edificata nel 1100, ma per quanto riguarda le sue origini non vi sono notizie precise.

 

Il conte Ruggero I di Sicilia, nell’epoca Normanna, ricevendo aiuto dagli abitanti del luogo, durante la guerra di conquista contro i Saraceni di Randazzo, concesse alla popolazione esonero di gravami tributari, chiamandola Franca-Villa ossia città franca o esente. Intorno al 1130 il sovrano cedette il feudo a suo figlio Guglielmo I come ricompensa per le valorose imprese da lui sostenute contro Onofrio, secondo imperatore d’Oriente. In epoca sveva, Francavilla fu espugnata dal re Federico, determinato ad occupare il territorio dopo che i Lauria si erano resi colpevoli di tradimento. Il sovrano assegnò la città a sua moglie Eleonora, e successivamente la stessa la cedette a Costanza, figlia di Giovanna d’Aragona. Alla morte di Costanza l'abitato rientrò in potere dello Stato e del Parlamento e nel 1398 venne compreso nell’elenco delle città demaniali. Dopo il 1418, Francavilla fece notevoli progressi sulla via della prosperità e della libertà per mezzo di Adriano Prescimone, inviato a Madrid quale ambasciatore. Nel 1420 essa passò nelle mani della regina Maria, moglie di re Alfonso, e poi in quelle del visconte Antonio Balsamo. Nei successivi anni non vi furono altri eventi importanti; si sa soltanto che l’abitato contava 550 case e la popolazione raggiungeva i 2300 abitanti. Alla morte del Balsamo avvenuta nel 1562, la viscontea passò a suo figlio Giacomo e poi al genero di questo, il messinese Pietro Ruffo, marito di Agata Balsamo. Animato dal grande entusiasmo e assecondato dalla moglie, il conte Ruffo governò Francavilla sulle impronte del suocero. Tra le opere più ragguardevoli da lui volute vi furono l’inizio della costruzione del convento dei Frati Carmelitani e della nuova dimora chiamata “Palazzazzo”, e la costruzione della tomba gentilizia di famiglia, dentro la nuova chiesa del convento dei Cappuccini.

 

Alla morte di Pietro Ruffo successe il figlio Giacomo, sotto il governo del quale Francavilla ebbe un periodo di rinascita e di espansione raggiungendo 3000 abitanti. Nel 1678, grazie al re Carlo II, Francavilla ottenne il titolo di città. Negli ultimi decenni dell’ottocento Francavilla si avviò alla sua rinascita. Furono realizzate molte opere pubbliche, tra le quali: il lastricato in basole di pietra lavica, con marciapiede laterale; la deviazione mediante tunnel che passa sotto la piazza Annunziata; la costruzione della fontana “Vena” con 18 getti in rame, disposti ad arco, su basamento e vaschette in pietra lavica sormontate da un prospetto in pietra arenaria lavorata a scalpello, con al centro l’emblema della Trinacria e in alto lo stemma d’Italia con croce e corona. Altra opera molto importante fu la costruzione del nuovo cimitero nel 1890. Solo all’inizio del secolo 1900 il comune di Francavilla avanzò l'istanza di avere riconosciuto il suo stemma, e nel 1906 ottenne il riconoscimento del suo diritto. Lo stemma del comune raffigura un castello d’oro merlato di sette pezzi, con due torri, su fondo rosso, posto su uno scudo sannitico e sormontato dalla corona civica raffigurante un muraglione di quattro porte e quattro finestre. Il tutto è chiuso tra due rami, uno di quercia e uno di alloro, verdeggianti e legati da un nastro rosso.

 
 
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