La vendemmia

 

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La vendemmia si svolge tra ottobre e novembre: donne e uomini, una volta con i carretti, oggi con ogni tipo di automezzi, raggiungono i vigneti di buon mattino.  

 

Si dispongono lungo i filari carichi e raccolgono l’uva che ripongono negli appositi canestri (cufine). Riempiteli, se li caricano sulle spalle e le portano direttamente al palmento, se vicino, o su qualche mezzo che ve li trasporta. Per le donne c’è, invece, il particolare costume di portare il peso sul capo: una cesta colma di grappoli maturi. Nei palmenti esistono grandi tini a muro a forma di pulpito in cui si riserva l’uva per la pigiatura. I quattro o cinque “pistaturi” (addetti al pestaggio), in camicia e bermuda, calzano scarponi speciali; con apposite pale rimestano e dispongono a circolo l’uva, vi salgono sopra e iniziano un caratteristico trotto concentrico. Girando e rigirando, in un senso e nell’altro, l’ammucchiano affinché acini, bucce e polpe formino una poltiglia pastosa grondante succo da ogni parte (nel cumulo a cono viene poggiata una sorta di ruota o coperchio fatto con verghe robuste, che viene così a gravare sulla massa).

Spremuta in tal modo, la poltiglia perde altro  succo, che va a finire nella grande vasca  sottostante al tino dove avviene la   fermentazione del mosto che dura 48 ore. A   questo punto si tira il mosto, che si mette negli    otri. La parte residua, messa nell’apposito    pozzetto su cui cala un grande masso, viene    torchiata. Col mosto che esce, direttamente dal    pigiatoio, le massaie preparano del buon vino cotto, che utilizzano per dolci – in particolare per i mustazzoli e i pizzotti – e per delle buone mostarde.