La Valle dell'Alcantara oggi...
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Il paesaggio della Valle assume aspetti che mutano rapidamente, sia muovendosi dalle sorgenti del Fiume in direzione della foce, sia spostandosi sull’una o l’altra delle rive, in conseguenza del fatto che il bacino idrografico (570 kmq circa) è compreso tra due domini geologici differenti, quello vulcanico etneo e quello della porzione sud-orientale della Catena appenninica (Monti Peloritani e Monti Nebrodi). L’Alcantara, infatti, nasce sui Monti Nebrodi, nei pressi di Floresta, discende a meridione sino a lambire l’abitato di Randazzo  - dove piega a est costeggiando  prima il versante settentrionale del complesso etneo, e poi, più a valle, quello dei Monti Peloritani - e sfocia infine  nel Mar Jonio, poco più a sud di Giardini Naxos.

Alle origini -ovvero nel settore montano ove il Fiume ancora si presenta come un ruscello- il paesaggio è dominato da pascoli altomontani, rilievi montuosi importanti, fitti boschi di Faggio e Quercia, ove le acque scorrono tra valli strette e profondamente incise, ripide pareti e nude rocche. Successivamente, nel settore collinare medio-alto, lo scenario muta poiché il Fiume scorre tra terreni argillosi, dolci pendii degradanti verso il corso d’acqua, e morbide colline nelle quali si susseguono pascoli, seminativi, colture, arbusteti e, più in alto, boschi di latifoglie. Ancora più avanti, al confine tra l’area dei sedimenti alluvionali e il dominio vulcanico, le colate laviche, interrompendo qua e là il corso del Fiume, determinano la presenza di vaste pianure, occupate, talvolta, da stagni e laghetti generalmente a carattere stagionale. Tra queste, la più importante è la piana di Mojo, dominata da frutteti, colture orticole, seminativi e, più, in alto da oliveti e pascoli. Entrato nel bacino vulcanico dell’Etna, ovvero nel tratto compreso tra Monte Mojo e la zona retrostante la foce, il Fiume prende a scorrere, impetuoso, incassato tra antichissime lave e, per lunghi tratti, tra gole incise profondamente in un continuo suggerirsi di straordinari spettacoli. Indubbiamente le gole più famose del bacino, per le inaccessibili e vertiginose pareti, sono quelle di Larderia, tra Motta Camastra e Gaggi: qui è come se la natura abbia voluto imprimere nelle grigie rocce basaltiche, tutta la grandiosità delle sue forze. Entrare nelle gole e solcare le gelide acque che scorrono limpide e cristalline è come entrare nel ventre della Madre Terra:"il fiume Cantara ingrossatosi da molti ruscelli passa per un tratto cupo e stretto formato da certi gran sassi tagliati dalla natura che chiunque rimira pone spavento per la immensa ed oscura profondità". Il cupo fragore, lo spazio ristretto, le altissime pareti che giocano a sfiorarsi, atterriscono il visitatore meno preparato, mentre esaltano i più audaci. Impresse nelle profonde pareti, appaiono armoniose sculture ora a forma di prismi, ora a mò di cataste di legna, frutto delle violente leggi della Natura. Infine, preceduta da una pianura alluvionale, compresa tra Giardini Naxos, Calatabiano e Gaggi, l’ampia zona sfociale, dominio incontrastato degli uccelli.

 


N.B. Le informazioni riportate sono tratte dalla brochure "Il fiume e la lava" pubblicata dall'Ente Parco Fluviale dell'Alcantara