Uno sguardo su alcune abitazioni rurali della Valle dell'Alcantara

I dintorni di Randazzo, specie verso Passopisciaro e Moio, sono ricche di ville padronali e dimore rurali, legate soprattutto alla coltivazione della vite, ma non ne mancano di più antiche, connesse alla conduzione dei fondi seminativi e alla gelsicoltura. Presentano varie tipologie e particolari architettonici interessanti, specie le più vecchie. Alcune, purtroppo, sono state distrutte dalla colata del 1981. Tra le più antiche, caratterizzate da un cortile cinto da muri e dall’uso di intonaco rustico del colore della rena vulcanica, è opportuno segnalare la villa Bartolo, in contrada Allegracori, che presenta cantonali con mascheroni grotteschi sei-settecenteschi.

 

Un’altra casa rurale con caratteristiche di masseria fortificata si trova nella stessa zona, lungo l’Alcantara. L’edificio è stato parzialmente ristrutturato all’interno, ma possiede ancora il locale che serviva da essiccatoio per i bachi da seta (per raggiungerlo dai pressi del bivio per Moio, di fronte al distributore Shell, si prenda la via Amendola e poi la via Giunta. Dopo circa un chilometro verso est, accanto una casa dalla facciata ridipinta in celeste, si imbocchi una stradina in discesa, fino al fiume. Al suo termine, sulla sinistra, si vede la casa all’interno del terreno contiguo).
Altre case interessanti sono la casa Fisauli e la villa Santo Spirito, lungo la statale tra Montelaguardia e Passopisciaro, purtroppo spesso danneggiate dal tempo e depredate dai ladri di antichità. Un caso a parte è rappresentato dal piccolo borgo di Murazzo Rotto, sulla SS 120, verso Bronte. Sorto originariamente come luogo di deposito per la paglia e il fieno, la cui presenza in città era vietata per prevenire le possibilità di incendio, si presentava fino agli anni Settanta come uno straordinario complesso di casette in pietra grezza e tetto in tegole (localmente dette “casotte”) perlopiù adoperate come stalle, assolutamente integro e meritevole di tutela. Invece, lo stabilirsi di allevatori provenienti dai Nebrodi, con occupazione di terreni in buona parte demaniali, ha provocato, come nella vicina Maniace, una continua trasformazione dell’edilizia, prima abusiva e poi legalizzata, con inserimento di tipologie aberranti, distruzione dell’esistente e, per finire, la totale occlusione della veduta del complesso dalla strada. L’insieme ha perciò in buona parte perduto il suo interesse etno-antropologico, e solo l’estrema propaggine Est ha ancora caratteristiche meritevoli di visita.