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Il nome di Calatabiano è composto dalle parole arabe “Kalaat Bian”, ossia Castello di Bian, dal nome del signorotto che dominava il castello.
 
Dall’arrivo degli Arabi fino al XVI secolo le vicende storiche di Calatabiano riguardano principalmente la Terra Vecchia (la parte riguardante il castello).
 
Successivamente, una parte della popolazione si spostò dal Nord verso la parte più pianeggiante, ma l’evento decisivo che portò definitivamente all’abbandono del monte fu il terremoto del 1693.
 
A partire dalla fine del XVI secolo comincia a delinearsi l’attuale centro di Calatabiano la cui principale fonte di ricchezza era costituita dalla coltivazione della canna da zucchero grazie alla quale la città divenne centro di esportazione per la seta grezza e per la canapa che, però, quasi all’inizio del XIX secolo, scomparve del tutto per essere sostituita dalla coltivazione di agrumi, ulivi e viti.
 
I primi quartieri che presero vita furono quelli di Gesù e Maria e di Manganelli. Quest’ultimo sembrerebbe aver preso il nome dagli impianti di lavorazione della seta dei quali resta traccia del cosiddetto “stagnini”, ossia vasca, luogo dove si conservava la seta.
 
Calatabiano, per volontà della famiglia Gravina e della famiglia Cruyllas, si arricchì sempre di più con la crescita di palazzi e monumenti espandendosi fino all’attuale spiaggia di San Marco.
 
Nel 1813 il Parlamento Siciliano, abolendo definitivamente il Feudalesimo, ha elevato il territorio di Calatabiano a Comune che, nel 1935, si è dotato di stemma e di gonfalone.