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Nel 1565 Giacomo Garagozzo di Randazzo donò il latifondo di Malvagna al figlio Giacomo che, fattosi sacerdote, nel 1604 lo vendette a Silvia Abate, moglie del barone di Moio Pietro Lanza Solima; lo ereditò il loro secondogenito Giovanni che, nel 1618, sposò Francesca Cibo
 
La giovane sposa morì appena quindicenne lasciando al marito una cospicua dote grazie alla quale il latifondo fu trasformato in feudo. Così nacque il feudo di Malvagna, alle spalle e più in alto rispetto a Moio e alla Valle dell'Alcantara, dove a quel tempo imperava la malaria. Il nucleo iniziale di Malvagna era poco esteso: le abitazioni furono distribuite singolarmente o a gruppi, mai raccolti, ma in un sistema tale da essere collegate tra di loro in modo da formare una sorta di "muro". Etimologicamente, secondo un’ antica leggenda, il nome di Malvagna deriva da Malva per l’abbondanza di tale erba nel territorio malvagnese.
 
Tale leggenda è ambientata sul “vulcanetto”, meglio conosciuto come “monte Mojo”. Si narra che durante un raro momento di ristoro, i contadini che si trovavano all’ombra di un albero, dentro la conca del suddetto vulcano, videro un ricco signore intento a volgere lo sguardo spaziando in tutta la vallata. Si avvicinarono offrendogli del cibo. Uno di essi, più intraprendente, vedendolo indifferente , gli chiese il motivo per il quale rifiutava la loro offerta. Il signore rispose di non avere nulla contro di loro, ma di essere molto triste e preoccupato per il suo unico figlio malato di malaria per curare il quale non sembrava esserci alcun rimedio. Dopo averlo attentamente ascoltato il contadino, raccomandandogli di attenderlo, si allontanò per ritornare di lì a poco con un grande fascio di erba che, sorridendo, porse al signore: "questa è malva, gli disse, appena arrivate al vostro palazzo, fate preparare un infuso caldo per vostro figlio; vedrete che guarirà".
 
Passarono molti mesi durante i quali i contadini trascorrevano le loro giornate scandite da ritmi sempre uguali; finché un bel giorno, mentre erano seduti all'ombra degli alberi secolari, scorsero improvvisamente il ricco signore che cavalcava verso di loro chiamandoli a gran voce. "Accorrete, gente, voglio darvi una bella notizia. Mio figlio è guarito e per suo volere, laddove è stata raccolta l'erba, voglio costruire la mia nuova dimora ed intorno ad essa case per voi. Il nuovo paese che sorgerà lo chiameremo Malvagna”.